lunedì 9 luglio 2018



  Titolo: Il pane sotto la neve
  Pubblicazione: 24 novembre 2017
  Pagine: 249


Trama
"Serenella" , è così che gli abitanti di un paesino dell'Emilia chiamano il lillà. Ed è proprio da una casetta costruita vicino ad un albero di serenella che inizia tutto. Sono i primi anni del 1900 quando Tino e Cesira, freschi sposi, si trasferiscono; lui è un grande appassionato di ciclismo e della musica di Verdi e lavora nei campi, lei è devota alla Madonnina e cerca di aiutare come può. Dal loro amore nascono dei figli, ma sono giorni difficili, caratterizzati dalla povertà e dalla voglia di andare avanti guadagnandosi onestamente quel poco che si ha.Col passare del tempo i bambini crescono ed iniziano le prime cotte e litigi tra coetanei, Cesira è una mamma affettuosa, Tino darebbe tutto per la famiglia, anche se non sempre riesce a dimostrarlo. In questi anni si insinua la guerra, gli uomini di tutta Italia sono costretti a combattere e Tino fa parte di questi. Un romanzo commovente capace di infondere speranza poiché la vita è come la serenella,per quanto possa essere freddo l'inverno in primavera sboccerà sempre.


La narrazione è svolta in terza persona, non è mai possibile sapere fino in fondo cosa pensa ogni personaggio, come se la scrittrice si limitasse a guardare la scena da una finestra e concedesse ai personaggi il tempo per riflettere in solitudine. Spontaneo è il paragone con "I Malavoglia", non solo per la narrazione in terza persona, ma per l'ideale della famiglia. I personaggi si allontanano dalla loro casa, dalla loro realtà ma secondo la teoria dell'ostrica dovranno sempre restare vicini per impedire che il mondo li divori; anche ne " Il pane sotto la neve" i personaggi sono costretti a dividersi ma saranno sempre legati e non per la paura dell'ignoto, ma per il desiderio di ricongiungersi ai propri cari. Le disgrazie ed i momenti bui ci sono in entrambi i romanzi, ma nel secondo la speranza spinge i protagonisti ad andare avanti sempre onestamente. Un paragone evidente è quello tra Lia e Rosa, entrambe vittime delle malelingue e delle difficoltà ; la prima decide di prostituirsi, la seconda di rimboccarsi le maniche e lavorare il più possibile nelle risaie. Dialoghi molto semplici e brevi, con qualche proverbio pronunciato in dialetto che rendono la lettura leggera e scorrevole.


Un libro che pensavo potesse essere noioso e che si è rivelato molto emozionante, mi sarebbe piaciuto leggerlo negli anni del liceo per poter capire al meglio un periodo storico che viene troppo spesso studiato superficialmente su i libri di scuola. Sin dalla prima pagina la scrittrice mi ha trasmesso la sua passione ed il desiderio di far rivivere quei momenti. Un romanzo che consiglierei a tutti i professori ed agli studenti per guardare il passato con gli occhi di chi lo ha vissuto.  

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